Dal 12 maggio 2026 al 11 gennaio 2027, il JMuseo presenta la mostra “Tra terra e acqua. La Laguna di Venezia e le Valli di Jesolo”, a cura di Fernando Spina un progetto espositivo che attraverso oltre cento opere, tra dipinti, acquerelli e taccuini, racconta uno degli ecosistemi più delicati e strategici del Mediterraneo.Realizzata su iniziativa del Comune di Jesolo, la mostra è ideata e organizzata da Comediarting in partnership con Cucù e riunisce sei artisti naturalisti del collettivo Ars et Natura — Concetta Flore, Federico Gemma (tra gli artisti naturalistici più noti, membro della prestigiosa Society of Wildlife Artists-SWLA a Londra dal 2001), Stefano Maugeri, Graziano Ottaviani, Marco Preziosi, Alessandro Troisi, guidati dall’ornitologo e coordinatore del progetto Fernando Spina — protagonisti di una ricerca che unisce osservazione diretta, rigore scientifico e restituzione artistica.Attraverso il linguaggio dell’arte naturalistica, la mostra propone una riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente, restituendo una visione contemporanea della natura che intreccia conoscenza scientifica, sensibilità estetica e impegno per la conservazione.Le opere nascono da esperienze dirette sul campo — taccuini di viaggio, osservazioni dal vero, studi di luce e comportamento animale — e costruiscono un racconto visivo capace di restituire la complessità e la fragilità dei paesaggi lagunari.È proprio questa fragilità a rendere le zone umide uno dei temi centrali del progetto. Un mondo senza zone umide sarebbe infatti un mondo senza acqua: questi ecosistemi rappresentano uno degli elementi fondamentali del ciclo globale idrico, contribuendo alla regolazione delle risorse d’acqua e fornendo servizi essenziali per l’umanità, dalla depurazione naturale allo stoccaggio, fino alla protezione dalle inondazioni. In particolare, le lagune costiere svolgono un ruolo decisivo nella mitigazione degli effetti dell’innalzamento del livello del mare, sempre più evidente nel contesto del cambiamento climatico.Nonostante occupino solo una piccola porzione della superficie terrestre, le zone umide ospitano una concentrazione straordinaria di biodiversità, accogliendo circa il 40% delle specie animali e vegetali conosciute. Eppure, sono tra gli ecosistemi più vulnerabili: negli ultimi decenni, una quota significativa è andata perduta a causa dell’impatto umano, in una tendenza che continua a destare forte preoccupazione a livello globale.In questo scenario, la Laguna di Venezia e le valli di Jesolo assumono un valore strategico. L’Italia, da sempre ponte naturale tra Eurasia e Africa, trova nell’Alto Adriatico uno dei principali corridoi migratori del Mediterraneo. Qui, tra acque salmastre, canneti e barene, si sviluppa un mosaico di habitat che accoglie durante tutto l’anno un numero straordinario di specie, senza soluzione di continuità nei cicli migratori. I limicoli artici, le anatre, gli aironi e numerose altre specie trovano in questi ambienti un punto di sosta, alimentazione e svernamento di rilevanza internazionale, con concentrazioni che nei mesi invernali superano le centinaia di migliaia di individui.In questo contesto, la mostra si configura come un dispositivo di conoscenza e consapevolezza: un invito a osservare, comprendere e riconoscere il valore di ecosistemi complessi e indispensabili, attraverso uno sguardo che unisce arte e scienza.
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